sabato 3 settembre 2016

Da IDEA nasce IDEA: due bachece di Padlet alle quali collaborare!

Recentemente abbiamo inserito tra i link utili del nostro blog anche i collegamenti a due bacheche di Padlet curate dalla prof.ssa Fiorucci. Ecco come ce li racconta la nostra "cacciatrice di idee".

Da IDEA nasce IDEA
di Alessia Fiorucci

Forte della convinzione che dal confronto con gli altri ci si possa sempre arricchire e che le idee si nutrano e crescano grazie ad altre idee, ho cominciato a “salvare” contributi, spesso messi a disposizione da nostri fantastici colleghi, che ritenevo forieri di spunti di riflessione o contenti in sé embrioni di nuove idee.

Come è la natura del PADLET, sono in ordine sparso, consideriamolo una specie di brain-storming con l’augurio che riusciamo a mettere un po’ di ordine tra le nostre idee e che esse traggano giovamento dal contributo di chi ha già meditato e operato per noi (al quale va il nostro ringraziamento)! Buon lavoro!

P.S.: se volete potete contribuire al PADLET aggiungendo link che ritenete interessanti!




giovedì 1 settembre 2016

Succede nella nostra scuola: DIDATTICA DEL FARE CON I LAPBOOK



Le maestre della primaria "G. Mazzini" ci mostrano i lapbook realizzati con i loro alunni di prima (chi volesse approfondire l'argomento può farlo cliccando su questa pagina del blog Learning is Experience). Buona visione!

VOLARE SULLE ALI DELLA SCUOLA CON I LAPBOOK
di Caterina Bonfigli, Paola Degli Esposti, Pina Furlano, Cristiana Manstretta, Rita Tanara e Antonella Zucconi


CHE COS'È UN LAPBOOK?

Il lapbook è una “cartella” che raccoglie mini-libri di diverse forme.

È un libro, un quaderno che contiene molte immagini e brevi testi, è una mappa concettuale con tanti contenuti.

È un lavoro interdisciplinare che aiuta molto i bambini perché ha una grande componente visiva e perché è fatto da loro.

È stato un tornare indietro nel tempo, nella scuola dei tablet, dei PC, delle LIM …si è tornati ad usare matite, pastelli, colla, forbici e carta!








sabato 25 giugno 2016

IL PONTE VECCHIO: DALLE FONTI ALLA STORIA

di Roberta Torresi, insegnante presso il plesso di primaria "G. Mazzini"

Raccontare un'esperienza didattica per condividerla con colleghi e non: questo è il fine della mia presenza qui, sul blog del PNSD dell'I.C. Perugia 12.

L'esperienza didattica alla quale faccio riferimento è il progetto "Il Ponte Vecchio: dalle fonti alla storia", che si è concluso domenica 22 Maggio con la narrazione delle informazioni storiche sul ponte raccolte nel corso dell'anno, portata avanti dai bambini delle classi terze della scuola primaria "G. Mazzini" di Ponte San Giovanni. Tale evento si è inserito all'interno della camminata "Da borgo a borgo" prevista per i festeggiamenti di Perugia 1416.

La nostra scoperta: il primo pilastro del Ponte!
Abbiamo colto l'occasione del passaggio dei partecipanti alla camminata per raccontare loro la storia e l'importanza di quello che è stato il Ponte Vecchio o Ponte di San Giovanni ...ma anche per ricordare a tutti che accanto all'attuale Ponte di Legno c'è ancora quello che molto probabilmente fu il primo pilastro del suddetto ponte!


Obiettivi in riferimento al Curricolo


Il Ponte Vecchio in una foto d'epoca (Lattaioli)
Il progetto prende il via dai seguenti due obiettivi di apprendimento
  1. individuare le tracce e usarle come fonti per produrre conoscenze sul proprio passato, della generazione degli adulti e della comunità di appartenenza;
  2. ricavare da fonti di tipo diverso informazioni e conoscenze su aspetti del passato.
Questi obiettivi permettono di perseguire almeno i seguenti traguardi per lo sviluppo delle competenze:
  1. l'alunno riconosce elementi significativi del passato del suo ambiente di vita;
  2. riconosce e esplora in modo via via più approfondito le tracce storiche presenti nel territorio e comprende l'importanza del patrimonio artistico culturale;
  3. organizza le informazioni e le conoscenze, tematizzando e usando le concettualizzazioni pertinenti.

E allora si parte! Alla ricerca di fonti iconografiche e di fonti scritte...


Tante sono le foto che circolano sul Ponte Vecchio, bellissime foto dei primi anni del '900, dove da mille angolazioni emerge tutta la maestosità di questa struttura architettonica. La raccolta di foto "Un viaggio nel tempo e nella memoria. Perugia nelle foto di Girolamo Tilli e Tullio Giugliarelli" (Futura edizioni), con le numerose foto sul Ponte Vecchio che propone, è un ottimo punto di partenza. Questa la foto da cui tutto prende il via, la classica foto che un "ponteggiano" non può non conoscere.

Foto da Tilli-Giugliarelli
Parola d'ordine: osservare! Certo, osservare: la forma, la disposizione degli archi, il materiale, le persone in primo piano, il tutto  per capire com'era fatto, fare supposizioni sul periodo al quale risale la foto ed infine  per descrivere. Da qui, via con il testo descrittivo!

L'altra immagine importantissima, che non poteva essere tralasciata, è quella del Cabreo dell'Ospedale di Santa Maria della Misericordia del 1686, dalla quale si scopre che inizialmente sul ponte c'erano due torri. Da un'ulteriore ricerca si viene a sapere che le due torri che c'erano verranno demolite nel 1788.
Il Ponte nel Cabreo del 1686

Ma come fare per saperne di più? Compito per casa: cerca informazioni sul Ponte Vecchio. Da Internet qualche informazione viene fuori, ma niente di significativo;  una bambina va in biblioteca e torna a scuola con il libro di Lattaioli, Pinna, Riganelli "Ponte San Giovanni: dal Tevere alla città", libro che diventerà la pietra miliare dell'intero lavoro. Ad esso si uniranno, nel corso dell'anno scolastico, altri testi: Luigi Messini "Ponte San Giovanni tra i due conflitti mondiali" e "Obiettivo... Ponte San Giovanni", Remo Bistoni "Una chiesa presente", AA.VV "Il Ponte". La consultazione di questi testi ci consente di raccogliere informazioni, ma anche di perseguire altri obiettivi di apprendimento di italiano legati alla comprensione, al lessico, alla lettura e alla produzione scritta.

L'intervista al sig. Renato

Fonti orali e fonti materiali: il racconto degli anziani e l'uscita al Ponte



Ad un certo punto ci siamo chiesti se, tra le persone più anziane, qualcuno avesse visto davvero il Ponte Vecchio. Da qui una prima intervista. L'intervista viene preparata in classe: i bambini elaborano le domande, poi viene fatta e registrata dall'insegnante, perché  il sig. Renato, che abita a Collestrada, è troppo anziano per venire in classe. Lui, intorno agli anni '30, andava a scuola a Ponte San Giovanni a piedi tutti i giorni e tutti i giorni passava sopra il ponte. Altra intervista, questa volta diretta, viene realizzata all'Unitre, con il sig. Gabriele e la  sig. Rina. Altissimo l'interesse dei bambini che fanno domande e prendono appunti. Intanto la maestra effettua una registrazione audio. Le interviste registrate  vengono poi riscritte come discorso diretto o raccontate con il discorso indiretto collettivamente in classe o trascritte dall'insegnante e proposte come letture.

A questo punto non poteva mancare un'uscita al Ponte di Legno, dove prima c'era il Ponte Vecchio. Da quella prima uscita torniamo, non solo arricchiti dall'esperienza in sé, ma con una scoperta, per noi, eccezionale: esiste ancora un pezzo di ponte, una piccola parte del pilastro!


Nessun bambino sapeva niente di questo pezzo di pilastro, neanche le maestre, neanche le bidelle e neanche i genitori dei bambini. Incredulità in classe: "Non è possibile... era così importante" "...e nessuno ne sa niente!" "Hai visto maestra? C'era anche un vecchio materasso abbandonato!".

Nuovi obiettivi


Una volta accertato che quello era proprio il pilastro del ponte scatta l'esigenza di fare in modo che questo rudere venga salvaguardato e "riscoperto" dalla popolazione tutta. Come fare? "Facciamo un cartellone" dice qualcuno, "Mettiamo le indicazioni stradali" dice qualcun altro. Ebbene alla fine ci diamo degli obiettivi da raggiungere:
  • coinvolgere il Comune di Perugia per mettere una bacheca con alcune delle informazioni storiche da noi raccolte
  • ripulire l'area
  • scrivere un articolo da pubblicare sul giornalino della Pro-Ponte
  • scrivere una pagina su Wikipedia, in modo che, chiunque, ovunque, possa avere informazioni su questa struttura architettonica così importante, non solo per Ponte San Giovanni, ma per l'intera città di Perugia.
L'articolo sul giornalino della ProPonte
Il giornalino della ProPonte uscirà a dicembre, l'articolo deve essere pronto per la metà di novembre. E allora giù a scrivere questo testo collettivo che mette insieme le prime informazioni raccolte. Oltre alla scrittura ci siamo concentrati sull'importanza della rilettura di un testo e quindi della correzione. Con grande impegno di tutti il testo è pronto in tempo e viene pubblicato. Trovarlo lì stampato su un giornale è stato davvero importante per tutti.

La ricerca continua: la fine del Ponte


A questo punto quello che sembrava un traguardo si è trasformato in un punto di partenza. Ci siamo resi conto che servivano maggiori informazioni sulla fine del Ponte, su chi ne è stato l'artefice, su come sono andati i fatti. A distruggerlo sono stati davvero i Tedeschi come ci ha raccontato il sig. Gabriele? O sono stati gli alleati come viene suggerito da qualcun altro? Grazie al suggerimento della maestra Paola ci rivolgiamo all'ISUC. Ci viene dato in prestito il libro di Remo Bistoni, sopra citato, e questo ci apre un mondo, ci catapulta nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, quando i bombardamenti sconvolsero il nostro territorio. Dalle testimonianze di don David Cancellotti, nel testo riportate, scopriamo tanti fatti, tante tragedie, la data della distruzione del Ponte, ma nessuna chiarezza su chi lo ha distrutto. Rimane la stessa domanda: sono stati gli alleati o i tedeschi?

Il 27 Gennaio incalza e allora decidiamo di celebrare la Giornata della Memoria ospitando  in classe il sig. Daniele, noto scultore della zona, che ha vissuto in prima persona i bombardamenti in quanto la sua famiglia non lasciò mai Ponte San Giovanni. Contemporaneamente chiediamo ai figli di Carlo Natalizi, autore di una meravigliosa opera lignea che ha come soggetto il Ponte Vecchio, di poterla portare a scuolaL'incontro, avvenuto in quello che fu il laboratorio di Carlo Natalizi, della sottoscritta con la signora Mariella e il sig. Augusto Natalizi è stato determinante. In quell'occasione, parlando del Ponte e della ricerca che stavamo portando avanti a scuola, il prof. Natalizi ci racconta di suono nonno, Felice Natalizi, costretto, dai Tedeschi, insieme ad altri operai del Pastificio Ponte, a trasportare a spalla o su carri un'infinità di mine che vennero portate al ponte. Lì, secondo il suo racconto, i tedeschi lo minarono e lo fecero saltare in aria. Il colloquio avvenuto tra i presenti viene trascritto dall'insegnante, sia come discorso diretto che come discorso indiretto, e consegnato ai bambini.
Il modello in legno del Ponte Vecchio di Carlo Natalizi

Il 27 Gennaio ad accogliere il sig. Daniele in classe, oltre a del buon tè caldo e biscotti (offerti dai bambini), c'è anche l'imponente opera lignea di Carlo Natalizi. Il racconto del sig. Daniele è coinvolgente, preciso, ricco di particolari e corrisponde in pieno alle testimonianze riportate sul testo di Remo Bistoni "Una chiesa presente", le arricchisce in quanto ce le racconta sotto un altro punto di vista. In più ci spiega il Ponte, con i suoi segreti, la camera delle pecore e l'apertura sul parapetto, ci racconta la vita sul fiume Tevere, la vita nel paese, ci parla di Lullo e della misteriosa signora che faceva il bagno nuda nel Tevere.

E per finire...


A questo punto, dopo aver consultato fonti di ogni tipo, riprendiamo in mano il testo che avevamo scritto per il giornale della Pro-Ponte: lo rivediamo, aggiungiamo le tante informazioni raccolte successivamente, togliamo delle imprecisioni ed otteniamo il testo da pubblicare su Wikipedia. Il momento in cui viene caricato e pubblicato, insieme alla collega Cristiana, è stato davvero emozionante!


Tante sono state le attività didattiche strettamente correlate al ponte oltre a quelle sopra citate:
  • la linea del tempo e il concetto di differenza applicato al calcolo della durata;
  • la presentazione del piano, del punto e della semiretta per la realizzazione della gigantografia del ponte con la tecnica del reticolato;
  • la ricerca sul London Bridge partendo dal canto tradizionale "London Bridge is falling down";
  • la preparazione di un breve brano musicale realizzato con le percussioni che faccia da sottofondo musicale alla narrazione;
  • il metro come unità di misura e la misurazione del pilastro da parte dei bambini durante un'incredibile lezione all'aperto portata avanti insieme alla maestra Marina ...e tante altre ancora.

Intanto portiamo avanti i contatti con il Comune, informando tramite email l'Istituzione di riferimento di tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Di conseguenza iniziano i primi contatti con i rappresentanti dell'istituzione comunale che cercano di venire incontro alle nostre richieste. Come precedentemente spiegato l'evento  "Perugia 1416", con le giornate dedicate a quello che era il contado di Perugia, ci dà l'opportunità di raccontare a tante persone la storia di quello che era il Ponte di San Giovanni, noto a tutti come Ponte Vecchio. Tutto è pronto, bisogna solo pubblicizzare e così, oltre alle mail di invito alle istituzioni, realizziamo anche un volantino che distribuiamo nelle classi della scuola primaria Mazzini dove i bambini vanno a pubblicizzare l'evento e a raccontare il nostro lavoro.

Il Ponte Vecchio ...in pasta di zucchero!
Non va tralasciato il coinvolgimento dei genitori che si sono adoperati in mille modi per la buona riuscita del nostro evento, e tra le tante cose hanno provveduto alla realizzazione di 18 tamburi e 36 battenti nonché alla realizzazione di una torta squisita con sopra... il Ponte Vecchio fatto di pasta di zucchero!

E torniamo all'inizio: il 22 Maggio c'è stata la presentazione della ricerca accompagnata da una mostra delle fonti utilizzate, la richiesta di poter realizzare una bacheca e mettere delle indicazioni stradali e il lancio della pagina dedicata al Ponte Vecchio su Wikipedia. Tutto questo per poter gridare tutti insieme, come abbiamo fatto alla fine della narrazione: "...e la memoria del nostro ponte è salva, anche grazie a noi!".

martedì 24 maggio 2016

UN #PADLET PER GLI ESAMI

Padlet è una risorsa gratis e semplicissima da usare che permette di salvare, a mo' di post-it, file, link, video e foto. Ho pensato di servirmene per condividere con i miei studenti di terza materiali che potessero essere utili per creare le loro mappe concettuali o eventuali presentazioni per l'esame di Stato.
Perchè padlet? Intanto la praticità: in mancanza di una classe virtuale, evita la ricerca di macchinosi (e poco sicuri) sistemi per inviare materiale agli alunni (mail, wathsapp, facebook)....(senza contare il risparmio di fotocopie).

Secondo (ma più importante) aspetto: si forniscono idee, materiali, si mostra che può esserci gusto per la ricerca, che può esserci ricerca, che non devo fermarmi, accontentarmi, posso trovare, arricchirmi. E questo vale anche e soprattutto per i ragazzi più un difficoltà o che non hanno alle spalle chi li guidi nel costruire il percorso per gli esami, o per quelli demotivati, perchè ritrovino stimoli in immagini accattivanti o video facilitanti, o per quelli che non hanno bisogno di niente, perchè possano approfondire!

Non si tratta di sostituirsi a loro, al loro impegno, ma di mostrare come si fa e dar loro il via !
In più si mostra il nostro interesse per loro, perchè condividiamo questo momento, la loro fatica, le loro paure...e chissà...potrebbe invece diventare piacevole.

Ultimo, ma non ultimo: si mostra la collaborazione tra gli insegnanti. Sì, perchè tutti i colleghi possono pubblicare qualcosa e contribuire al Padlet! un buon esempio di collaborazione!

Ci vedo troppe cose? Se la natura non vedesse nel seme "tante cose", non esisterebbe la foresta!



https://padlet.com/

sabato 21 maggio 2016

Succede nella nostra scuola: CORREZIONE ...CAPOVOLTA!


Prosegue il viaggio virtuale tra le piccole e grandi esperienze di didattica innovativa che animano il nostro Istituto. Oggi Francesca Faloci, insegnante della Primaria "Tei" di Balanzano e membro del Team per l'innovazione, ci racconta come ha applicato i principi del role playing e dell'apprendimento cooperativo con i suoi bambini di quinta e quale è stata la loro reazione.


Di Francesca Faloci 
francesca.faloci@alice.it 


Forse non possiamo definirla proprio “flipped” l’attività didattica che ho proposto ai miei allievi di quinta primaria di Balanzano in cui insegno English dallo scorso anno, ma resta comunque un’esperienza “capovolta” perché così l’hanno vissuta i ragazziSono soliti chiedermi l’esito delle verifiche di fine Unit alla lezione successiva la prova ma io, l’ultima volta, ho risposto che sarebbero stati loro gli insegnanti che avrebbero corretto ogni test e rigorosamente con la penna rossa!

Ho distribuito ad ogni allievo una verifica, che io non avevo assolutamente corretto, dicendo loro che non dovevano dire ad alta voce il nome del compagno di cui correggevano la prova e li ho invitati a leggere e controllare con attenzione ogni risposta data per poi correggere quelli che secondo loro erano errori. La verifica constava di sei esercizi, con cinque frasi ognuno, relativamente all’uso del verbo “can” nelle forme affermativa, negativa e interrogativa con risposte brevi. Per ogni esercizio dovevano segnare il numero di risposte corrette e infine calcolare il totale delle risposte corrette in rapporto al totale delle frasi

Abbiamo anche deciso insieme una scala docimologica quindi, dopo aver confrontato con me la correzione svolta, ogni alunno ha valutato il proprio compagno stabilendo il voto conseguito in base al numero di errori commessi. L’attività di correzione ha permesso ad ognuno di rendersi conto non solo del livello di preparazione del compagno ma anche del proprio in quanto vedendo le risposte altrui ha capito se e dove lui stesso aveva sbagliato

Tuttavia l’utilità di questa esperienza la hanno espressa meglio di me i ragazzi nei loro commenti:


“Quel giovedì credevamo tutti che avremmo fatto una normale lezione invece noi alunni siamo diventati insegnanti, abbiamo corretto le verifiche dei nostri compagni e da lì abbiamo capito quanto è difficile correggere.
“Questa attività mi è piaciuta perché ho capito che nessuno è perfetto.”
“Quando la maestra ci ha detto che dovevamo correggere la verifica di un altro compagno mi era presa l’ansia perché avevo paura di sbagliare a correggere ma dopo mi sono tranquillizzata ed è andato tutto bene.”
“Mi è piaciuta questa esperienza perché mi sono sentito in grado di correggere una verifica proprio come un insegnante.”
“Ho potuto imparare dagli errori degli altri e quindi poi farò bene.”
“Con questa esperienza abbiamo potuto capire i nostri errori in modo divertente.”
“Quando la maestra ha detto che facevamo questo ero già felice ed entusiasta ed in più abbiamo capito dove sbagliano i nostri compagni per aiutarli dove hanno fatto gli errori.”
“Correggere un mio compagno è stato molto utile perché così imparavo dall’errore dell’altro e poi fare il maestro mi ha divertito. È stata una bella novità!”
“Mi è piaciuto tanto fare la correzione perché ho corretto solo un errore e per questo motivo sono stata contenta per quella bambina. ”

sabato 7 maggio 2016

Succede nella nostra scuola: LA SCIENZA A FUMETTI

Applicare il PNSD significa prima di tutto cambiare la didattica, passando dall'idea di sapere trasmesso a quella di sapere costruito. Il primo, ineludibile passo per chi voglia riuscirci è ascoltare gli alunni e mettere le loro individualità al centro del nostro lavoro. Voi direte che lo si fa da anni ed è proprio perché ne siamo sicuri che vogliamo che queste buone pratiche vengano alla luce e diventino il punto di partenza per la crescita professionale di tutta la nostra Comunità scolastica. Perciò è con grande gioia che diamo la parola alla collega Concettina "Imma" Imperatore, insegnante di Matematica e Scienze alla Secondaria di I grado, che così racconta al blog la propria esperienza di didattica attiva.


LA SCIENZA A FUMETTI

di Imma Imperatore

È da quando ho iniziato ad insegnare (circa trent'anni fa) che ci ripetiamo tra docenti che gli alunni devono essere e sentirsi protagonisti del proprio percorso di apprendimento. Io però farei un passetto in più e direi con il prof. F. Batini (corso di formazione “L’orientamento narrativo e le competenze chiave”, non ricordo l'anno) che gli alunni devono essere “autori di se stessi e non solo protagonisti”Ma come? Sicuramente i modi sono innumerevoli, perché le occasioni sono innumerevoli e tutte diverse tra loro, ma pochi, a mio parere, sono i punti da cui partire e su cui fare leva: individuare le attitudini e gli strumenti di espressione che sono più congeniali all'alunno per valorizzarli con attività appropriate, in cui la condizione costante è quella di dover “fare scelte”

Quest'anno mi sono accorta che quasi tutti gli alunni della mia prima amano disegnare e alcuni hanno un vero talento per la fumettistica. Come mettere d'accordo la loro passione (disegnavano anche durante le mie spiegazioni, naturalmente tenendo i fogli sotto il banco e temendo continuamente di essere scoperti!) con l'esigenza di far imparare loro le scienze? mi sono chiesta. Mi è bastato modificare la mia solita consegna di "schematizzare ed elaborare mappe delle lezioni" in "rappresentare graficamente con disegni e/o inventare storie a partire dai contenuti di studio" ed è venuta fuori l'attività La Scienza a FumettiGli alunni si sono divertiti molto, hanno messo in gioco la propria creatività, hanno mostrato una notevole vena ironica che normalmente non si rileva, hanno preso consapevolezza della loro bravura, hanno imparato con gioia i contenuti proposti e hanno dimostrato di saperli organizzare in un corpo organicoSono molto contenta dei risultati raggiunti, per questo ho pensato di condividere con voi alcuni lavori tra quelli, secondo me, più significativi.